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	<title>AI e lavoro &#8211; La Spiegazione</title>
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		<title>AI E LAVORO: 6 LAVORATORI SU 10 SONO GIÀ ESPOSTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sei lavoratori su dieci nelle economie europee avanzate svolgono oggi occupazioni che il Fondo Monetario Internazionale considera altamente esposte all&#8217;intelligenza artificiale. La stima compare in una nota preparata per la riunione informale dei ministri delle Finanze dell&#8217;Unione europea del 18 e 19 settembre a Dublino e riportata da Reuters il 19 settembre. Nello stesso documento [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sei lavoratori su dieci nelle economie europee avanzate svolgono oggi occupazioni che il Fondo Monetario Internazionale considera altamente esposte all&#8217;intelligenza artificiale. La stima compare in una nota preparata per la riunione informale dei ministri delle Finanze dell&#8217;Unione europea del 18 e 19 settembre a Dublino e <a href="https://www.reuters.com/business/imf-tells-eu-ministers-ai-could-boost-growth-increase-economic-strains-2026-09-19/" target="_blank" rel="noopener"><u>riportata da Reuters il 19 settembre</u></a>. Nello stesso documento l&#8217;IMF stima che l&#8217;AI possa aumentare la produttività europea di circa l&#8217;1% cumulativo in cinque anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato su <strong>AI e lavoro</strong>&nbsp;ha bisogno di una traduzione immediata. Esposizione indica che una quota rilevante delle mansioni di un&#8217;occupazione può essere svolta, accelerata o modificata da sistemi di AI. Esposizione e perdita del posto sono misure diverse. Alcuni lavori possono diventare più produttivi perché l&#8217;AI affianca la persona; altri contengono attività che possono essere automatizzate.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI e lavoro: cosa misura quel 60%</strong><strong></strong></h2>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Le analisi IMF dividono l&#8217;esposizione in base alle attività che compongono una professione. Un lavoro può essere molto esposto perché include scrittura, analisi di documenti, classificazione, ricerca, elaborazione di dati o produzione di contenuti. La presenza di queste mansioni aumenta la possibilità che l&#8217;AI entri nel processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Regional Economic Outlook europeo dell&#8217;IMF aveva già stimato che circa il 60% dei posti di lavoro nell&#8217;Unione europea fosse potenzialmente esposto all&#8217;AI. Più della metà dei lavoratori esposti ricadeva in attività con elevata complementarità, dove la tecnologia può aumentare la produttività. L&#8217;altra parte risultava più vulnerabile all&#8217;automazione di compiti e alla pressione sui redditi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa distinzione impedisce di trasformare una statistica sulla tecnologia in una previsione sui licenziamenti. Un avvocato, un analista finanziario e un impiegato amministrativo possono risultare tutti esposti, pur avendo combinazioni molto diverse tra compiti automatizzabili, responsabilità professionale, relazione con il cliente e capacità di giudizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’IMF vede circa un punto di produttività in cinque anni</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nota discussa a Dublino indica un possibile incremento della produttività europea di circa l&#8217;1% in cinque anni. Il valore è coerente con un <a href="https://www.imf.org/en/publications/wp/issues/2025/04/04/ai-and-productivity-in-europe-565924" target="_blank" rel="noopener"><u>working paper IMF pubblicato nel 2025</u></a>, che stimava per l&#8217;Europa un guadagno cumulativo vicino all&#8217;1% nel medio periodo, con differenze ampie tra Paesi e scenari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un punto percentuale cumulativo può sembrare piccolo rispetto al linguaggio utilizzato intorno all&#8217;AI. A livello macroeconomico resta però rilevante in economie che da anni faticano a far crescere la produttività. Il problema è la distribuzione: l&#8217;IMF avverte che i Paesi più avanzati e preparati possono ottenere benefici maggiori, allargando le distanze interne all&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LaSpiegazione aveva già incontrato lo stesso scarto nel caso italiano. Gli studi della Banca d&#8217;Italia analizzati nell&#8217;articolo su <a href="https://laspiegazione.com/2026/07/22/intelligenza-artificiale-impresa-ritorno/"><u>intelligenza artificiale e produttività nelle imprese</u></a>&nbsp;mostrano adozione in forte crescita e risultati economici ancora concentrati nelle aziende capaci di integrare l&#8217;AI nei processi, nei dati e nell&#8217;organizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio aumenta dove l’AI sostituisce una parte ampia del compito</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Reuters riporta che la nota IMF distingue i lavori in cui l&#8217;AI tende a completare la persona da quelli in cui può sostituire una quota più ampia delle attività routinarie. Nel secondo gruppo aumentano i rischi di spiazzamento e pressione salariale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vulnerabilità riguarda soprattutto la composizione del lavoro quotidiano. Un ruolo formato da procedure standard, testi ripetitivi, classificazioni prevedibili o analisi basate su schemi ricorrenti offre più spazio all&#8217;automazione. Quando il valore dipende da negoziazione, responsabilità, relazione, conoscenza tacita o decisioni in ambienti incerti, l&#8217;AI tende più facilmente a entrare come strumento di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fotografia può cambiare rapidamente. I modelli migliorano, i costi scendono e le aziende riprogettano i processi. Una mansione difficile da automatizzare nel 2024 può diventare standard nel 2027. Per questo l&#8217;esposizione misura una frontiera mobile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le competenze diventano il vero punto di separazione</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A febbraio 2026 la managing director dell&#8217;IMF Kristalina Georgieva ha ricordato che nelle economie avanzate circa il 60% dei lavori può essere toccato dall&#8217;AI e che circa un annuncio di lavoro su dieci richiede già almeno una nuova competenza. La trasformazione passa quindi anche dal mercato delle skill.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio iniziale può andare a chi usa l&#8217;AI per aumentare output e qualità senza perdere la capacità di controllare il risultato. Per un copywriter significa produrre una prima bozza più velocemente e investire più tempo in verifica, fonti e struttura. Per un analista significa interrogare più dati e dedicare più attenzione alle anomalie. Per un manager significa automatizzare reporting e liberare tempo per decisioni che richiedono responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio opposto riguarda chi resta ancorato alla parte del lavoro più facile da replicare. Se due persone offrono lo stesso output e una usa strumenti che riducono il tempo del 50%, il mercato può trasferire rapidamente valore verso la seconda o verso l&#8217;impresa che ha riprogettato meglio il processo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AI può allargare il divario anche tra aziende</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nota IMF avverte che i benefici saranno probabilmente distribuiti in modo diseguale tra Paesi, regioni e lavoratori. Lo stesso meccanismo opera tra imprese. Chi dispone di dati ordinati, persone competenti, capitale e management capace di cambiare processi può trasformare l&#8217;AI in produttività più rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una PMI il costo dello strumento è soltanto una voce. Servono dati utilizzabili, integrazione con i software esistenti, formazione, sicurezza, definizione delle responsabilità e un processo abbastanza chiaro da sapere dove inserire l&#8217;automazione. Se questi elementi mancano, acquistare un abbonamento AI può aumentare il numero di strumenti senza modificare il risultato economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">InsideMagazine ha raccontato il caso di <a href="https://www.insidemagazine.it/2026/08/31/talkercrm-intelligenza-artificiale-crm-attraverso-voce/" target="_blank" rel="noopener"><u>TalkerCRM, che porta l&#8217;AI dentro il flusso di lavoro attraverso la voce</u></a>. È un esempio utile perché il valore promesso nasce dall&#8217;integrazione con il processo aziendale, non dalla semplice disponibilità di un chatbot.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La produttività ha anche un costo energetico</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nota presentata ai ministri europei aggiunge un elemento che raramente entra nel dibattito sul lavoro: i data center europei consumano già circa il 3% dell&#8217;elettricità del continente, secondo l&#8217;IMF. La domanda crescerà con l&#8217;adozione dell&#8217;AI e può mettere sotto pressione reti locali già concentrate intorno a hub come Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lega la produttività digitale a un&#8217;infrastruttura fisica. Un&#8217;impresa può automatizzare processi soltanto se esistono capacità di calcolo, rete ed energia a costi sostenibili. L&#8217;IMF invita l&#8217;Europa a rafforzare le interconnessioni elettriche e il mercato energetico proprio per evitare che i vincoli infrastrutturali rallentino l&#8217;adozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema introduce una seconda forma di disuguaglianza. I Paesi con energia disponibile, data center, capitale e competenze possono adottare più velocemente. Gli altri pagano la tecnologia senza necessariamente catturare la stessa quota di valore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa dipende ancora dalle tecnologie costruite altrove</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nota IMF segnala anche il rischio di una nuova dipendenza strategica: gran parte dei modelli avanzati e dell&#8217;infrastruttura AI proviene dagli Stati Uniti e dalla Cina. Per l&#8217;Europa questo significa acquistare tecnologia che influenza una quota crescente della produttività senza controllarne completamente sviluppo, prezzi e disponibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è economico prima ancora che geopolitico. Se la produttività futura dipende da modelli e chip prodotti altrove, una parte del valore creato dalle imprese europee può trasferirsi ai fornitori dell&#8217;infrastruttura. È una delle ragioni per cui il dibattito europeo insiste su capacità di calcolo, cloud, modelli e mercato unico dei capitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita di Mistral AI, raccontata da LaSpiegazione nella categoria Storie di Successo, entra esattamente in questo spazio: provare a costruire una parte maggiore della filiera in Europa. La distanza dai grandi operatori americani resta ampia e richiede capitali, energia e clienti su scala globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Per un lavoratore, la domanda utile riguarda le mansioni</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo più concreto di leggere il 60% consiste nello scomporre il proprio lavoro. Quali attività occupano tempo ogni settimana? Quali seguono regole prevedibili? Quali richiedono accesso a informazioni già digitali? Quali producono un output che un modello può generare e una persona può verificare rapidamente?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da queste domande emerge il livello di esposizione personale. Un ruolo può mantenere lo stesso nome e cambiare profondamente contenuto. Il commercialista continua a essere commercialista, mentre una parte di classificazione, controllo documentale e preparazione dei dati può spostarsi verso sistemi automatici. Il valore umano si concentra sulle eccezioni, sull&#8217;interpretazione e sulla responsabilità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi guida un&#8217;azienda il ragionamento è speculare. Serve individuare attività ripetitive abbastanza importanti da produrre un ritorno quando vengono accelerate, evitando di automatizzare processi confusi che genererebbero errori più velocemente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il 60% descrive una trasformazione già iniziata</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato IMF non annuncia che sei persone su dieci perderanno il lavoro. Descrive una quota molto ampia di occupazioni nelle quali l&#8217;AI può modificare ciò che le persone fanno e quanto tempo serve per farlo. La differenza tra beneficio e danno dipenderà da complementarità, competenze, organizzazione e velocità di adattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa può ottenere un guadagno di produttività e contemporaneamente aumentare alcune disuguaglianze. Un lavoratore può diventare più produttivo e vedere cambiare il proprio ruolo. Un&#8217;azienda può ridurre tempi senza ridurre occupazione, oppure usare la stessa tecnologia per comprimere organici. Le traiettorie convivono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 60% fotografa la dimensione del fenomeno. Il fattore decisivo è il tempo. Le imprese che imparano prima a integrare l&#8217;AI possono catturare una parte maggiore dei benefici. Le persone che riconoscono quali mansioni stanno cambiando possono spostare competenze prima che il mercato lo faccia al loro posto.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Domande frequenti</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa significa che il 60% dei lavoratori è esposto all&#8217;AI?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa che nelle economie europee avanzate circa il 60% dei lavoratori svolge occupazioni con una quota rilevante di mansioni che l&#8217;AI può modificare, accelerare o automatizzare. L&#8217;esposizione non equivale automaticamente alla perdita del posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali lavori sono più esposti all&#8217;intelligenza artificiale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono particolarmente esposti i ruoli con molte attività cognitive digitalizzate, come scrittura, analisi documentale, classificazione, ricerca e trattamento di dati. L&#8217;effetto finale cambia in base a quanto l&#8217;AI sostituisce o completa il lavoro umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto può aumentare la produttività europea grazie all&#8217;AI?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La nota IMF riportata da Reuters indica circa l&#8217;1% cumulativo in cinque anni. Un working paper IMF del 2025 produce una stima simile per l&#8217;Europa, con differenze ampie tra Paesi e scenari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Essere esposti all&#8217;AI significa essere a rischio licenziamento?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No. L&#8217;esposizione misura la possibilità che l&#8217;AI entri nelle mansioni di un lavoro. Nei ruoli ad alta complementarità può aumentare la produttività; nei compiti più automatizzabili può aumentare il rischio di sostituzione o riduzione del valore economico della mansione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa possono fare imprese e lavoratori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le imprese possono partire da processi misurabili, dati ordinati e formazione. I lavoratori possono scomporre il proprio ruolo in mansioni, capire quali sono più automatizzabili e investire sulle competenze che aumentano controllo, giudizio, relazione e responsabilità.</p>



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