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DUBAI SDOGANA LA LICENZA PER LE CRIPTOVALUTE – PARTE I

Il termine criptovaluta, ovvero “valuta nascosta”, sta a indicare la moneta digitale che è visibile e utilizzabile solo attraverso un preciso codice informatico, le c.d. “chiavi di accesso”, ovvero quella pubblica e quella privata, per usare un linguaggio ancora più tecnico.

Dunque, la criptovaluta non ha fisicità e, per questo appunto, viene definita “virtuale”, si genera e si scambia esclusivamente per via telematica, portando con sé concetti tradizionalmente utilizzati per il contesto economico “reale”, come quello di “portafoglio”, diventato “wallet digitale o elettronico” o, semplicemente, “e-wallet”.

La criptovaluta, inoltre, può essere scambiata in modalità peer-to-peer (ovvero direttamente tra due dispositivi, senza la necessità di intermediari) per acquistare beni e servizi (come fosse una moneta a corso legale a tutti gli effetti).

Negli Emirati Arabi Uniti è di recente avvenuto un epocale cambiamento a proposito di criptovalute: la notizia è arrivata circa un mese fa direttamente dal governatore Emiratino, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum via Twitter. “Oggi, abbiamo approvato la legge sui beni virtuali e istituito la Dubai Virtual Assets Regulatory Authority. Un passo che stabilisce il primato degli EAU in questo settore. L’Autorità coopererà con tutte le entità correlate per garantire la massima trasparenza e sicurezza per gli investitori”, scrive lo sceicco.

Così, gli Emirati Arabi Uniti confermano la loro posizione tra i leader di un mercato, quello delle cripto, in rapida e continua evoluzione.

Che i Paesi del Golfo Persico siano sempre all’avanguardia in (praticamente) ogni settore è ormai risaputo: e così, non si è fatto attendere il sostegno governativo alla regolamentazione della moneta digitale che mira a rivoluzionare l’economia mondiale.

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