Home Prima Pagina Imprenditoria Digitale INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PRODUTTIVITÀ: I DATI SCOMODI DELLO STUDIO BANCA D’ITALIA

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PRODUTTIVITÀ: I DATI SCOMODI DELLO STUDIO BANCA D’ITALIA

Sette aziende italiane su dieci che hanno già adottato l’intelligenza artificiale dichiarano che, fino a oggi, non ha ancora inciso sulla produttività del lavoro. È il dato più scomodo contenuto in uno studio della Banca d’Italia pubblicato nel 2026, ed è anche il più utile per chi deve decidere se investire: l’adozione cresce a ritmo sostenuto, ma il ritorno economico resta per ora concentrato in una minoranza di casi. Tra le imprese con almeno 20 addetti, la quota che utilizza strumenti di intelligenza artificiale è passata dal 13% due anni fa, al 27% a inizio dello scorso anno, fino al 32% a inizio 2026: un’accelerazione reale, non percepita. Eppure la produttività aggregata del sistema produttivo italiano non si è ancora mossa in proporzione.

Un secondo studio della Banca d’Italia, condotto su un campione di imprese con almeno 50 addetti, arriva a una conclusione diversa e più incoraggiante: tra le imprese che adottano l’intelligenza artificiale si osservano aumenti di produttività del lavoro e di redditività, con una ricomposizione dell’occupazione verso profili più qualificati senza riduzione dell’occupazione complessiva. Lo studio non misura un ritorno sull’investimento in senso stretto, cioè al netto dei costi di licenze, consulenza, formazione e riorganizzazione, ma effetti su produttività e redditività osservati con un modello che confronta imprese che adottano e imprese che non adottano. Questa guida analizza dove questi effetti sono già misurabili, quali ostacoli frenano l’adozione nella maggioranza delle piccole imprese e cosa suggerisce, con i dovuti limiti, l’esperienza di Dubai sulla sperimentazione guidata dal settore pubblico.


Il paradosso fotografato da Banca d’Italia

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane sta accelerando più velocemente della capacità delle aziende di trasformarla in produttività misurabile. Lo studio Questioni di Economia e Finanza n. 1009 della Banca d’Italia, basato sull’indagine Invind, documenta questo scarto con precisione: la quota di imprese con almeno 20 addetti che usa strumenti di AI è più che raddoppiata in un anno, ma 7 aziende su 10 che l’hanno già adottata dichiarano che l’IA non ha ancora influito sulla produttività del lavoro.

Le simulazioni contenute nello studio indicano però un potenziale reale nel medio periodo: la produttività del lavoro potrebbe crescere di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, fino a oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva nel prossimo decennio, come ha riassunto lo stesso Governatore della Banca d’Italia nelle Considerazioni Finali del 29 maggio 2026. Il nodo, secondo lo studio, è la capacità organizzativa di trasformare gli strumenti disponibili in vantaggio competitivo, lo stesso scarto tra adozione e uso strutturato analizzato nella guida sui modelli di business dell’imprenditoria digitale, dove tra le PMI la quota con progetti AI strutturati resta sotto il 10%, contro il 71% delle grandi imprese che ha avviato almeno un progetto.

Dove il ritorno è già misurabile

Il ritorno economico dell’intelligenza artificiale è già misurabile in un campione preciso: le imprese italiane con almeno 50 addetti nell’industria e nei servizi privati non finanziari. Il secondo studio della Banca d’Italia (Questioni di Economia e Finanza n. 1005), condotto su questo campione con un modello che confronta imprese adottanti e non adottanti, integrando l’indagine sulle aspettative di inflazione con i dati di bilancio, individua tre effetti concreti e misurati:

  • Aumento della produttività del lavoro nelle imprese che adottano l’IA rispetto a quelle che non la adottano.
  • Aumento della redditività, misurato sui dati di bilancio delle imprese osservate.
  • Ricomposizione dell’occupazione verso profili più qualificati, senza effetti negativi sull’occupazione complessiva nel breve periodo: l’IA sposta il tipo di lavoro richiesto, non riduce l’occupazione totale.

Il punto rilevante per chi guida una piccola impresa è che questi risultati vengono da un campione che esclude le imprese sotto i 50 addetti: non sono automaticamente trasferibili a micro e piccole imprese con una struttura organizzativa diversa. Gli studi suggeriscono però che competenze, qualità dei dati, pratiche manageriali e capacità di riorganizzare i processi siano fattori complementari importanti perché l’adozione tecnologica produca effetti misurabili, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa.

Perché le piccole imprese restano indietro

La carenza di competenze adeguate a usare gli strumenti in modo strutturato è il principale ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale nelle piccole imprese italiane, più del costo degli strumenti stessi. Secondo la rilevazione ISTAT-Eurostat richiamata anche dalle Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia del 29 maggio 2026, tra le imprese che hanno valutato un investimento in AI senza poi realizzarlo il 58,6% indica la carenza di competenze come motivo, seguita da incertezza normativa (47,3%), scarsa qualità o disponibilità dei dati (45,2%) e rischi legali. Le competenze restano, quindi, il primo ostacolo, davanti ai costi elevati (43%).

Questo spiega perché l’adozione tende a concentrarsi nelle imprese più strutturate e nei settori più avanzati, con maggiore dotazione organizzativa e finanziaria, lasciando indietro la parte più numerosa del tessuto produttivo italiano. Per una piccola impresa, la formazione delle persone che dovranno usare lo strumento è una delle condizioni principali perché l’adozione produca un ritorno misurabile, insieme alla qualità dei dati disponibili, alla chiarezza dei casi d’uso scelti e alla capacità manageriale di riorganizzare i processi attorno allo strumento.

Cosa insegna Dubai sull’adozione guidata

A Dubai esiste un modello di sperimentazione assistita dal settore pubblico che l’Italia non ha ancora replicato su questa scala, anche se riguarda un perimetro diverso da quello delle PMI italiane. Il Dubai Centre for Artificial Intelligence (DCAI) coordina un programma di accelerazione che mette in contatto startup internazionali e aziende tecnologiche con oltre 20 enti governativi di Dubai, per sviluppare casi d’uso concreti nei servizi pubblici e nella comunicazione istituzionale: la seconda edizione ha raccolto oltre 1.300 candidature da tutto il mondo.

Il programma non è quindi un dispositivo di accompagnamento delle imprese private nell’adozione dell’AI nei propri processi, e non dimostra che le aziende di Dubai colmino il divario di competenze meglio di quelle italiane. Mostra però un modello alternativo di intervento pubblico: lo Stato che finanzia e organizza direttamente progetti pilota per generare casi d’uso reali, invece di limitarsi a incentivi generici alla digitalizzazione. È lo stesso tipo di intervento che le Considerazioni Finali di Banca d’Italia indicano come decisivo nelle fasi iniziali di diffusione di una tecnologia, citando come riferimento internazionale programmi pubblici di sperimentazione come il “100 Experiments” di Singapore.

Domande frequenti

L’intelligenza artificiale aumenta davvero la produttività delle imprese italiane?

Sì, ma non ancora nella maggioranza dei casi. Uno studio della Banca d’Italia su imprese con almeno 50 addetti misura un aumento di produttività e redditività tra le imprese che l’adottano rispetto a quelle che non la adottano. Un secondo studio, su un campione più ampio, rileva che 7 imprese su 10 che hanno già adottato l’IA dichiarano di non vederne ancora l’effetto sulla produttività.

Qual è il principale ostacolo all’adozione dell’AI nelle piccole imprese italiane?

Secondo i dati ISTAT-Eurostat richiamati anche da Banca d’Italia, la carenza di competenze adeguate (58,6% delle imprese che hanno valutato un investimento senza realizzarlo), seguita da incertezza normativa, qualità dei dati e rischi legali. Il costo degli strumenti pesa meno di questi fattori.

L’intelligenza artificiale riduce l’occupazione nelle imprese che la adottano?

Secondo lo studio di Banca d’Italia sulle imprese con almeno 50 addetti, nel breve periodo no: l’adozione ricompone l’occupazione verso profili più qualificati, senza effetti negativi rilevabili sull’occupazione complessiva.

Quanto può crescere la produttività italiana grazie all’intelligenza artificiale?

Le simulazioni di Banca d’Italia, riassunte dal Governatore Panetta nelle Considerazioni Finali del 29 maggio 2026, indicano una forchetta tra 0,2 punti percentuali l’anno in uno scenario di adozione lenta e oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva, nel prossimo decennio. Sono scenari di simulazione, non una previsione centrale.

Fonti dei dati: Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza n. 1005/2026 (“L’impatto economico dell’adozione dell’intelligenza artificiale: evidenza dalle imprese italiane”); Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza n. 1009/2026 (“L’adozione dell’intelligenza artificiale: effetti su produttività e politiche a sostegno”); Considerazioni Finali del Governatore Fabio Panetta, 29 maggio 2026; dati Eurostat ICT 2025 richiamati nelle Considerazioni Finali e nel rapporto ISTAT “Imprese e ICT” (dicembre 2025); Dubai Centre for Artificial Intelligence, comunicati sul programma Accelerator (seconda edizione, ottobre 2025).